Si dice che chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita, perché le cose viste e vissute si radicano dentro di noi per sempre.

Quest’anno Bolivia: una terra da romanzo, un paese Andino dove – più che in qualsiasi altro posto in Sud America – si sono conservate le vecchie tradizioni, dove si incontrano moltissime donne con lunghe trecce che portano i loro bambini avvolti in teli multicolori, a mo’ di zaino, sulla schiena, e che vestono ancora gli abiti tradizionali composti da variopinte gonne a strati e cappello a bombetta. Un paese di gente che con la sua semplicità sa trasmettere gioia e serenità.

Un paese in cui la natura è padrona, dove il freddo è pungente, dove si trova il Salar de Uyuni, un enorme, immenso, incredibile deserto di sale a oltre 3600 metri di altitudine, una spettacolare e abbagliante superfice bianca dove si riflette il cielo più blu e sterminato che io abbia mai visto, dove l’orizzonte non è ben definito perché il cielo sembra terra e la terra cielo.

E dopo il deserto di sale, le bellissime e pittoresche lagune situate ad alta quota, incorniciate da maestosi rilievi montuosi e popolate da fenicotteri rosa, e poi vulcani ancora attivi, geyser, acque termali: il terreno è saturo di minerali che a contatto con l’acqua delle lagune le colora in modo spettacolare, rosso, verde e blu in tutte le sue sfumature.

Un viaggio in Bolivia è un continuo susseguirsi di immagini mozzafiato che lasciano senza parole, dove si vive perennemente un’atmosfera incantata che ti fa venir voglia di assorbire con gli occhi i colori e il silenzio, per riuscire a portarteli dentro per sempre.

Paola.

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