Kashmir, un mondo sospeso tra la terra e il cielo.

Sono pochi i viaggiatori occidentali che si recano in Kashmir, e non c’è da stupirsi in quanto è una meta sconsigliata perché considerata “a rischio” per ragioni di sicurezza; per questo è ancora un paese meravigliosamente genuino, non ancora contaminato dal turismo.

Srinagar, la capitale dello stato, è bagnata dallo splendido lago Dal, dove intere comunità vivono a bordo di case galleggianti, senza bisogno di scendere mai a terra, in quanto l’intera vita si svolge sull’acqua. Sull’acqua infatti ci sono orti galleggianti, negozi, persino un piccolo fast food vegetariano che galleggia appoggiato su due grosse boe proprio in mezzo al lago e un suggestivo mercato di ortaggi che si svolge al sorgere dell’alba, su barchette adibite a bancarelle, stracolme di prodotti: frutta, verdura di ogni genere e meravigliosi coloratissimi fiori.

Decine e decine di piccole barche in legno molto colorate, chiamate shikara, percorrono questo lago, attraversato da tanti canali interconnessi tra loro, trasportando ogni genere di cose, ed è bellissimo scivolare lentamente sull’acqua a bordo di una di esse, percorrendo pigramente i canali, adagiati su morbidi cuscini e avvolti soltanto dai suoni ovattati del lago.

Ma la cosa più emozionante è percorrere, in auto, gli oltre 400 km di tragitto impervio che da Srinagar portano a Leh, in Ladakh, salendo ad alta quota attraverso i ripidi tornanti di una strada con strapiombi spaventosi, a tratti molto stretta e sconnessa, che sembra quasi strappata alla montagna, dove, man mano che si procede si vedono, a poco a poco, scomparire le foreste della valle del Kashmir per lasciar posto ad un paesaggio brullo, quasi lunare, caratteristico del Ladakh.

E quando, partendo da Leh per visitare la Nubra Valley si raggiunge il Khardung La, il passo carrozzabile più alto del mondo, ad un’altitudine di 5.359 metri, dove diventa improvvisamente faticoso anche solo respirare, dove salire pochi gradini è impegnativo e le distanze sembrano allungarsi, il paesaggio che si ammira tra le mille bandierine di preghiera tibetane, appese sulla cima delle montagne per benedire i luoghi nei dintorni, è mozzafiato; e lì, tra quelle montagne maestose e a quelle altitudini silenziose, a un passo dalle nuvole, l’unico suono che ti entra dentro è quello del vento, che senti nelle orecchie e nella mente e che ti rimarrà dentro, indelebilmente, insieme a quei cieli blu che più blu non si può…..

Viaggiare in Ladakh significa lasciarsi trasportare in un mondo sospeso tra la terra e il cielo, dove la spiritualità è tangibile e influenza ogni aspetto della vita quotidiana, dove la generosità, la gentilezza, e il grande rispetto per la vita e per la terra dei suoi abitanti  sono un grande di insegnamento per tutti coloro che vi passano.

Paola Bellocchio.

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